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5
giugno 2003- Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
"Il futuro delle politiche
ambientali in Italia e in Europa"

Relazione Introduttiva:
Dott. Franco Torchia
Presidente di ASTRAmbiente
PREMESSA
Cari amici,
Illustri relatori,
questo nostro convegno rappresenta un momento
importante della nostra attività associativa, non soltanto perché
Astrambiente sta vivendo una fase di crescita, direi esponenziale, ma
soprattutto per gli illustri personaggi che ci hanno onorato con la loro
presenza e lo faranno ancor di più con il contributo di idee che
forniranno a tutti noi.
Sono passati due anni esatti dall'insediamento del Governo Berlusconi
e non tocca certo a me fare il resoconto dell'attività che in campo
ambientale si è fatto in questi due anni.
Certamente non possiamo ritenerci soddisfatti della situazione ambientale
del nostro Paese che ha vissuto anni di malgoverno gestiti in primo luogo
dalle associazioni ambientaliste di sinistra che avevano posto una seria
ipoteca sulle attività dei ministri dell'ambiente, appartenenti
ai cosiddetti verdi.
Ma in questa sede non vogliamo nemmeno perdere molto tempo a dirci le
cose che non vanno. Lo ha fatto molto bene l'OCSE, che nel suo rapporto
sulle performance ambientali tratteggia un quadro di riferimento eterogeneo,
all'interno del quale, accanto a traguardi pregevoli, ad esempio nel settore
dell'inquinamento atmosferico, rimangono disattesi un certo numero di
impegni ambientali.
E lo fanno tutti i giorni le altre associazioni ambientaliste che, attraverso
i mass media e i giornali, ci fanno sapere come l'attuale governo sta
disfacendo quanto i precedenti governi con grande sforzo avevano costruito.
Come tutti sapete, il Governo Berlusconi appena si è insediato
si è trovato in una specie di trappola burocratica imposta dal
decreto legislativo n. 300 del 1999 che aveva la presunzione di riformare
la Pubblica Amministrazione e che invece ha rivoluzionato nel giro di
24 ore la struttura burocratica di tutti i Ministeri.
Ciò ha creato non pochi problemi al nuovo Governo che si è
trovato all'improvviso con Ministeri dove c'erano i direttori generali,
ma non c'erano più le direzioni a cui essi avrebbero dovuto far
capo.
Tutta la Pubblica amministrazione per molto tempo ha brancolato nel buio,
ovviamente con grande godimento degli autori del misfatto, mentre il Governo
ha dovuto faticare non poco per uscirne.
Le conseguenze si sono viste anche al Ministero dell'Ambiente che però
ha elaborato un nuovo regolamento, in dirittura d'arrivo proprio in questi
giorni, del quale riconosciamo l'oculatezza e la lungimiranza.
IL CONTESTO AMBIENTALE
L'eredità è stata pesante anche
per la grave situazione ambientale in cui si trova il nostro Paese.
La crisi è profonda e tutti sappiamo che l'attuale Governo sta
facendo enormi sforzi per recuperare il terreno perduto in tutti questi
anni.
I problemi sono tanti e sicuramente non basterebbe un libro per elencarli
tutti, nè sarebbe sufficiente una mattinata.
Certamente il compito del Presidente di un'associazione ambientalista
è abbastanza difficile se teniamo conto di tutte le attività
attorno a cui ruotano le tematiche che dovrebbero essere affrontate in
un serio dibattito.
Ma noi ci limiteremo ad una sintesi, direi quasi estrema, dei temi che
sono all'ordine del giorno del dibattito politico.
Parleremo dei temi collegati alla qualità dell'aria che respiriamo,
alla quantità e qualità dell'acqua che beviamo, al problema
relativo ai rifiuti e al loro smaltimento; potremmo parlare dell'abusivismo
edilizio che costituisce un gravo danno per il paesaggio, della erosione
delle coste, dei siti inquinati e degli interventi di bonifica, potremmo
parlare degli incendi boschivi che, oltre ad impoverire il patrimonio
naturale del nostro Paese, contribuiscono ad aumentare il rischio di dissesto
idrogeologico.
Questo convegno sarà quindi un'occasione per domandarci quali sono
i maggiori pericoli per il nostro ambiente, in che modo essi vanno affrontati,
quali sono gli strumenti a disposizione e quale è il ruolo di un'
associazione ambientalista in questo contesto.
Ma non vogliamo creare confusione al nostro uditorio e ai nostri illustri
ospiti che sono venuti qui per ascoltare e per parlarci di quello che
ruota attorno al nostro futuro e alle politiche ambientali che il nostro
Paese e l'Europa si apprestano ad applicare nei prossimi anni.
A luglio sarà inaugurato il semestre di presidenza italiana della
UE, ma già nel mese scorso si è svolto ad Atene un vertice
tra i Paesi dell'Unione Europea che da 15 sono passati a 25 ed hanno affermato
la necessità che la nuova costituzione europea spinga in direzione
dello sviluppo sostenibile e della protezione ambientale.
Ed appunto la Convenzione europea che ha già ultimato i suoi lavori
con una bozza di Costituzione, ha dedicato tutta la V Sezione del Capo
III della Parte III alla politica che l'Unione europea intende perseguire
in materia ambientale.
Ma prima di parlare degli obiettivi che la Nuova Europa vuole perseguire,
cerchiamo di tracciare il quadro della situazione ambientale in Italia.
Partiamo da quelli che riteniamo siano i problemi principali legati al
mondo dell'ambiente.
I PROBLEMI
L'INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Il problema più importante per la
salute dei cittadini è rappresentato dall'inquinamento atmosferico,
soprattutto quello provocato dalla circolazione degli autoveicoli.
Occorre trovare rapidamente delle soluzioni ed il governo si è
attivato in tal senso intervenendo direttamente sulla qualità dei
carburanti, sulle caratteristiche dei veicoli. E' una battaglia che si
combatte su parecchi fronti.
Intanto è necessario rinnovare gli incentivi che hanno consentito
a decine di migliaia di auto di passare a carburanti meno inquinati ovvero
a convertire le vecchie auto a GPL o metano.
Nella finanziaria del 2003 sono state aumentate le risorse finanziarie
a disposizione. Ciò ha consentito anche di acquistare migliaia
di motorini a basse emissioni.
Ma prima di ogni cosa è necessaria una collaborazione costante
con gli amministratori locali per consentire l'introduzione di soluzioni
innovative per la mobilità come ad esempio il car sharing
Su questo argomento, particolare rilevanza ha assunto lo sforzo che l'Italia
sta facendo per rispettare il protocollo di Kyoto, ma su questo non mi
trattengo perchè tra di noi c'è un illustre relatore che
ci illuminerà su tutti gli strumenti che l'Italia ha attivato a
tale fine.
Ma i problemi dell'aria non sono legati sono all'inquinamento atmosferico.
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO ED ACUSTICO
Sull'inquinamento elettromagnetico, ad esempio,
sull'ultimo numero della rivista Ambiente Italia e protezione civile,
che è la rivista ufficiale della nostra Associazione, troverete
oltre ai due decreti attuativi della legge 36 del 2001 che fissano i limiti
di esposizione dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità
per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici,
magnetici ed elettromagnetici generati da antenne di telecomunicazioni
e quelli generati da elettrodotti, un articolo che ricostruisce le vicende
italiane degli ultimi anni in questo settore.
La rivista contiene inoltre un articolo dell'Ing. Nazareno Penna, responsabile
della III divisione IAR del Ministero dell'Ambiente, con il quale illustra
il decreto legislativo n. 262 del 4 settembre 2002 di recepimento della
Direttiva 2000/14/CE relativa all'inquinamento acustico dovuto al rumore
provocato dalle macchine e dalle attrezzature destinate a funzionare all'aperto.
Colgo l'occasione per esprimere un grande ringraziamento all'ing. Penna
che insieme ad altri pochi coraggiosi ha fondato e tenuto in piedi Astrambiente
in tempi, per così dire, di magra.
L'INQUINAMENTO IDRICO
Altro problema che costituisce un fattore
significativo della esposizione ai rischi per la salute è quello
relativo alla qualità dell'acqua e all'uso che di essa se ne fa.
L'Italia è potenzialmente molto ricca di acqua e pertanto non dovrebbe
soffrire di crisi idrica.
Ciò nonostante una parte rilevante della popolazione italiana che
vive principalmente nel Sud ha problemi di erogazione dovuti essenzialmente
al sistema di distribuzione ormai inadeguato.
In Italia si fa grande uso di acqua soprattutto in agricoltura. Infatti
oltre il 50% delle risorse idriche sono destinate all'irrigazione, seguono
l'industria, ed infine gli usi civili.
L'acqua che viene diretta all'agricoltura viene però gestita malissimo
per gli stessi sistemi di irrigazione utilizzati.
L'irrigazione è infatti accompagnata da un sempre maggiore utilizzo
di fertilizzanti pericolosi e di pesticidi che vengono assorbiti dal suolo.
E siccome l'acqua per usi domestici proviene in gran parte dalle falde
sotterranee, ci sono grossi problemi collegati alla contaminazione delle
risorse idriche sotterranee dovuta all'uso di nitrati.
Anche lo stesso concime di origine animale immette nel terreno grandi
quantità di nitrati che raggiungono le falde acquifere, rischiando
di compromettere la vita degli ecosistemi acquatici.
A risentirne è anche la qualità degli stessi prodotti agricoli
che metterebbero in tal modo a repentaglio la salute dell'uomo e della
fauna.
I RIFIUTI
Il settore dei rifiuti è attraversato
da una grave crisi per due ordini di motivi: primo perché in esso
operano migliaia di soggetti, in secondo luogo perché è
un settore soggetto alla criminalità organizzata.
Il volume dei rifiuti continua ad aumentare, si parla di oltre un KG di
rifiuti prodotti per abitante, con conseguente aumento del rischio di
inquinamento.
Il Governo, negli ultimi tempi, ha recepito alcune importanti direttive
europee in materia di rifiuti.
Ci sono alcuni obiettivi da raggiungere ed allontanare le cosiddette ecomafie
non sarà semplice se non si attiverà un sistema di gestione
industriale dei rifiuti, che si potrebbe attuare attraverso la costituzione
di un gestore unico per vasti ambiti territoriali
La legge delega prevede un intervento di razionalizzazione del settore
attraverso quattro importanti fasi che possiamo riassumere in questi termini:
· incentivi alla raccolta differenziata e ricerca prioritaria di
un mercato per il trasferimento dei prodotti che ne derivano;
· recupero e riciclaggio dei rifiuti;
· sviluppo del sistema della termovalorizzazione o dell'incenerimento
che avrebbe anche il risvolto positivo di produrre energia;
· ricorso alla discarica, solo in ultima analisi.
Quindi l'obiettivo da raggiungere sarebbe quello di smaltire in discarica
quantità sempre minori di rifiuti.
IL DISSESTO IDROGEOLOGICO
Qui la situazione è particolarmente
critica. Esso colpisce oltre l'80% della superficie del nostro Paese.
Negli ultimi anni c'è stato un uso dissennato del territorio. Le
tragedie di Sarno e di Soverato, le continue esondazioni del Po ed altri
grandi fiumi, stanno lì a dimostrarlo.
Sulla legge 183 sulla difesa del suolo che è una legge del 1989
ci sono stati ritardi enormi delle Regioni e dei Governi.
E a distanza di 4 anni dal disastro di Sarno, i fondi stanziati per gli
interventi urgenti con la legge 180, devono essere ancora spesi. Addirittura
non tutti i progetti sono stati approvati.
La situazione in questo settore è veramente drammatica ed anche
in questo caso la normativa contenuta nella legge 183 ha bisogno di una
revisione.
Così come non è pensabile continuare a spendere ingenti
somme di denaro ( in media 3600 milioni di euro all'anno) per interventi
emergenziali e di protezione civile.
Sono tantissimi soldi che spesso vengono sottratti ai fondi del Ministero
dell'Ambiente.
Bisogna evitare che anche quest'anno i fondi stanziati nella finanziaria
vengano destinati alle emergenze e alle calamità naturali sulle
quali invece il Governo deve intervenire con mezzi straordinari.
Fare prevenzione è diventata quindi una priorità assoluta,
ma da essa bisogna passare alla messa in sicurezza del territorio nazionale.
Molte autorità di bacino hanno già predisposto i Piani di
Assetto Idrogeologico. Occorre quindi lavorare con essi dotandoli di strutture
tecniche adeguate e strumenti di conoscenza e di programmazione del territorio.
Un plauso quindi al Ministero dell'Ambiente che proprio in questi giorni
ha completato una selezione di giovani professionisti, soprattutto ingegneri
e geologi, che andranno a fare da supporto alle autorità di bacino
nelle Regioni dell'Obiettivo 1, attingendo ai fondi del Quadro Comunitario
di Sostegno.
I PARCHI
Qui i problemi ci sono, ma sono meno drammatici.
Il 10 % della superficie della nostra penisola è occupata complessivamente
dai parchi nazionali che sono 21 e dai parchi regionali che sono invece
un centinaio. La superficie protetta nel nostro Paese aumenta continuamente.
In molti Enti parco, a distanza di oltre 10 anni dall'approvazione della
legge 394, non erano ancora stati istituiti gli organi di gestione, mentre
continuavano ad essere istituite le aree protette.
Addirittura, alcuni di essi, dopo la loro istituzione, non sono riusciti
ad avviare attività concrete legate alle finalità della
legge e non sono riusciti a spendere, per mancanza di progetti, le risorse
che il Ministero dell'Ambiente annualmente metteva a loro disposizione.
Altri sono stati invece gestiti con metodi personali e si sono ritrovati
con bilanci disastrati e risorse dissipate ai limiti dell'illegalità.
La costituzione di un parco rappresenta sempre un momento particolare
per le zone interessate. Purtroppo invece nel passato la loro perimetrazione
è stata spesso calata dall'alto senza consultazione con gli enti
locali interessati e soprattutto senza sentire le esigenze della popolazione
che viveva in questi ambiti. Per questi motivi oggi molti Enti Parco stanno
chiedendo, su pressione dei comuni, una nuova perimetrazione.
E' chiaro che bisogna intervenire, e il Governo se ne dovrà fare
carico, affinché venga ripristinata, nella gestione di questi Enti,
la loro vocazione naturale che è quella di promuovere la conservazione
e la valorizzazione della natura e che può essere coniugata armonicamente
con lo sviluppo economico del territorio e con la creazione di posti di
lavoro.
E' proprio nei parchi che si svolge in genere la maggiore attività
rivolta alla tutela e salvaguardia dell'ambiente, al miglioramento della
qualità della vita.
Molte sono le iniziative pubbliche e private, rivolte allo sviluppo del
turismo, dello sport e nell'ambito dell'educazione ambientale che si svolgono
in questi enti.
QUALI SOLUZIONI
Voglio qui ricordare una bella definizione
del Ministro Matteoli in una delle sue prime interviste.
Ha detto che sotto la sua gestione il Ministero dell'Ambiente non sarebbe
stato il ministero dei divieti, ma il Ministero delle opportunità;
dove per opportunità intendeva la creazione di nuove occasioni
per lo sviluppo economico e quindi dell'occupazione.
L'obiettivo di conciliare lo sviluppo dell'economia e la tutela dell'ambiente
deriva dal V° programma di azione ambientale, "Verso una politica
di sviluppo sostenibile", adottato nel 1993 dall'Unione Europea,
così come pure dall'art. 6 del Trattato CE, modificato ad Amsterdam,
che stabilisce che l'azione comunitaria a tutela dell'ambiente deve essere
integrata con tutte le altre iniziative ed azioni di politica comunitarie
e si fonda essenzialmente sul principio di " chi inquina paga".
La chiave di volta è sempre il cosiddetto Sviluppo Sostenibile
Già nel 1993, con l'approvazione di tale Programma, dalla Comunità,
si era levato un grido di allarme ed un completo atto di accusa contro
il degrado delle risorse naturali: suolo, acqua e aria.
Il programma forniva un'analisi dettagliata delle sfide ambientali che
si ponevano dinanzi alla UE.
Oggi, a distanza di dieci anni, non vogliamo fare del catastrofismo, ma
tirare le somme su quello che è stato fatto e, purtroppo, dobbiamo
con rammarico rilevare che i risultati non sono stati per niente soddisfacenti.
Le risorse naturali sono state sfruttate senza che ciò si tramutasse
efficacemente in innovazione e competitività per le imprese e in
nuovi posti di lavoro.
È fallita insomma quella sinergia o se vogliamo integrazione tra
la politica dell'ambiente e la politica economica che era alla base del
V° programma d'azione.
Il problema principale rimane comunque quello di sempre:
in quale tipo di ambiente vorremmo vivere il nostro futuro e quello delle
giovani generazioni.
Siamo coscienti che la causa principale delle concentrazioni dei gas ad
effetto serra, con il conseguente innalzamento delle temperature su scala
mondiale e le perturbazioni del clima derivano dal fatto che il 70% della
popolazione mondiale vive in un contesto urbano.
Occorrono pertanto grossi sforzi per garantire un ambiente ed una qualità
della vita migliore nelle città, attraverso l'adozione di misure
per la riduzione della emissione di gas ad effetto serra.
E' necessario quindi rivolgere maggiore attenzione alla prevenzione e
all'applicazione del principio di precauzione nella elaborazione di una
strategia per la protezione della salute umana e dell'ambiente e bisogna
avere chiaro in mente che la società deve comunque adattarsi e
prepararsi agli effetti dei cambiamenti climatici.
IL VI° PROGRAMMA DI AZIONE
Ci sono quindi alcuni interventi essenziali
che l'Unione europea deve attuare e sono indicati puntualmente nel VI°
PROGRAMMA DI AZIONE, istituito con la decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 22 luglio 2002 e pubblicato sulla GUCE n.
L242 del 10 settembre 2002, che traccia, in materia di ambiente, le linee
politiche del futuro e comunque indica le aree prioritarie di intervento
almeno per i prossimi dieci anni.
Gli interventi da attuare in ambito UE e gli scopi fissati riguardano
quattro principali settori d'interesse: clima, biodiversità, salute
umana e risorse naturali;
Sui Cambiamenti climatici :
· il programma prevede la realizzazione
già entro il 2005 dei primi risultati in area Kyoto attraverso
il rapido avvio del sistema di commercializzazione dei diritti di emissione
in atmosfera degli inquinanti. Il governo italiano, con delibera Cipe
del 19 dicembre 2002, ha approvato il piano di azione nazionale per la
riduzione dei livelli di emissione dei gas serra. L'obiettivo dell'Italia
previsto nella legge 120 del 2002, che ha ratificato il protocollo di
Kyoto, è di ridurre del 6,5% tali limiti rispetto al 1990.
· Inoltre entro il 2010, il 12% del
consumo totale di energia dovrà provenire da fonti rinnovabili
e il 18% della produzione globale lorda di elettricità tramite
cogenerazione;
Sulla Biodiversità:
· Occorre un stop entro il 2010 al deterioramento della diversità
biologica.
· Occorre tutelare le foreste e dare incentivi economici per lo
sviluppo di un mercato sostenibile del legno.
Sulla Salute :
· entro il 2020 dovranno essere bandite
dal mercato le sostanze chimiche con effetti negativi sulla salute umana,
attraverso la maggiore responsabilizzazione dei fabbricanti e l'aggiornamento
dei valori limite di pericolosità.
· Più stringenti standard saranno posti anche a tutela dell'aria.
· Le misure contro l'inquinamento acustico riguarderanno invece
la rumorosità dei veicoli e gli strumenti per spostare la domanda
verso mezzi di trasporto a basso impatto (ferrovie, vie navigabili interne);
Sulle Risorse naturali e sui rifiuti :
· entro il 2010 il 22% della produzione
totale di elettricità dovrà provenire da fonti rinnovabili
, mentre la produzione dei rifiuti dovrà essere contenuta nei nuovi
limiti quantitativi stabiliti dalla Commissione europea. Il Ministero
dell'ambiente ha già rilanciato i programmi sulle fonti energetiche
rinnovabili. In tal senso è stato istituito un fondo per finanziare
il programma di diffusione e sono stati firmati accordi internazionali
per avviare la promozione dell'energia rinnovabile. Sono stati inoltre
stanziati tre milioni di euro per realizzare concretamente i progetti
presentati a Johannesburg.
· In arrivo infine una nuova definizione normativa di rifiuto che
traccerà un confine più chiaro tra ciò che rientra
sotto il relativo regime giuridico e ciò che ne rimane fuori.
La presidenza italiana dell'Unione Europea rappresenta un momento importante
per dimostrare che il nostro Paese è in grado di orientare la politica
ambientale europea secondo gli obiettivi indicati nel VI° programma
di azione, per la promozione dell'innovazione tecnologica e con l'obiettivo
finale di uno sviluppo sostenibile.
· Con quale strategia si presenterà l'Italia a questo importante
appuntamento ?
· E' necessario che i nostri dirigenti siano dotati di nuove idee
e sono sufficienti le risorse a nostra disposizione per andare incontro
a questa sfida ?
· Oltre ai temi dello sviluppo sostenibile e l'azione sui cambiamenti
climatici, quali saranno gli argomenti che saranno affrontati con tranquillità
dai nostri dirigenti ?
· Certamente sul problema dei rifiuti vedo delle effettive difficoltà,
come anche sulla questione delle emergenze ambientali derivanti dalla
situazione del dissesto idrogeologico del territorio.
· Quali saranno gli indicatori di sostenibilità che saranno
utilizzati per monitorare l'attuazione delle misure adottate?
Molto ci aspettiamo dai prossimi appuntamenti internazionali sugli aspetti
relativi ai cambiamenti climatici, alle fonti rinnovabili e all'uso delle
regole ambientali in un mondo totalmente globalizzato ed in vista di una
nuova e più equilibrata coesistenza tra il Nord e il Sud del Pianeta,
tra i Paesi più poveri e i Paesi altamente industrializzati.
Ci aspettiamo che cessi il catastrofismo ambientalista che ha già
mostrato tutte le sue crepe a Johannesburg, dove sono stati approvati
562 progetti contro il degrado, il sottosviluppo e la povertà.
Guardiamo quindi ad una ecologia fondata su una idea più ottimista
dell'uomo le cui attività finora erano erroneamente considerate
in contrapposizione con l'ambiente.
Ci aspettiamo soprattutto che l'Italia si impegni adeguatamente per far
inserire nel Bilancio dell'Unione Europea una voce specifica per la politica
ambientale. Questa infatti oggi manca, perché, come ben sanno gli
esperti, oltre ai fondi strutturali che si riferiscono alla realizzazione
di infrastrutture e allo strumento Life, non è prevista nessuna
altra dotazione finanziaria.
E non bastano soltanto le proposte e gli studi per realizzare una efficace
politica ambientale, occorrono adeguati investimenti, soprattutto oggi,
con l'ingresso dei Paesi dell'Est nell'Unione.
Non vado oltre in questa mia relazione, perché ritengo che ci siano
altri illustri relatori che potranno e sapranno meglio di me illustrare
quanto ha fatto e sta facendo il Governo, sulle direttrici indicate dall'Unione
Europea, che ci diranno quali sono gli obiettivi del disegno di legge
delega, attualmente in seconda lettura alla Camera dei Deputati, e che
noi auspichiamo venga approvato rapidamente.
Per quanto ci riguarda riconosciamo che c'è la possibilità
di attuare una grande riforma del settore ambientale.
Se il governo sarà in grado, e sono sicuro che lo sarà,
potrà finalmente dare al Paese, e soprattutto agli operatori e
ai cittadini poche e chiare norme armonizzate con gli obiettivi della
Unione europea.
IL RUOLO DI ASTRAMBIENTE
Su questo punto, il Ministro dell'Ambiente
avrà tutto il nostro sostegno.
Per questo ASTRAMBIENTE ha voluto questo convegno. Non per spiegare al
Governo cosa bisogna fare, ma per cercare insieme agli esponenti politici
del settore che interverranno durante il dibattito le soluzioni più
idonee a questi problemi, in linea con gli obiettivi appena indicati.
Ovviamente il nostro programma non può ambire a scadenze decennali,
ma può senz'altro stabilire i principali obiettivi da raggiungere,
ad esempio nei prossimi tre anni, e per questo elaborare iniziative appropriate
da realizzare con i mezzi disponibili a disposizione che, purtroppo non
sono molti. Gli unici fondi di cui disponiamo, attualmente provengono
dall'autotassazione dei soci e, dopo questo convegno, speriamo anche da
qualche amico sponsor.
Abbiamo messo in cantiere alcuni importanti progetti che riguardano la
politica del mare e che se dovessero trovare il necessario consenso presso
gli interlocutori istituzionali, potrebbero fare della nostra Associazione
una delle più importanti in campo europeo :
· un progetto riguarda la gestione integrata della fascia costiera
con alcuni importanti obiettivi che partendo dalla redazione del Piano,
la messa a punto di un sistema informativo, di conoscenza per la gestione
integrata della fascia costiera e la formazione di tecnici, prevede lo
svolgimento delle seguenti fasi di attività: una fase conoscitiva
attraverso il reperimento e l'acquisizione di tutti i dati esistenti e
il censimento di tutti gli usi della fascia costiera, una fase di elaborazione,
una fase applicativa, una fase di concertazione, formazione e comunicazione;
· un secondo progetto è relativo alla certificazione di
qualità del mare che ha come obiettivo di aiutare i comuni turistici
delle Regioni ad Obiettivo 1 ad ottener il riconoscimento della Bandiera
Blu d'Europa;
· un terzo progetto è finalizzato a sviluppare una serie
di azioni per l'ottenimento della certificazione del Sistema Ambientale
EMASII.
Stiamo realizzando anche altre iniziative finalizzate a rispettare il
fragile equilibrio che caratterizza molte destinazioni turistiche per
pianificare strategie di sviluppo territoriale e turistico verso la sostenibilità
ambientale.
Su questo tema c'è una bella iniziativa del gruppo giovanile di
Astrambiente che insieme alla Scuola Superiore Interpreti e traduttori
ha realizzato un progetto in collaborazione con il Master di operatori
linguistici.
Il progetto denominato " Il Tevere in barca" è stato
coordinato dalla Prof.ssa Adriana Bisirri insieme alla Prof.ssa Cinzia
Pierantonelli.
Un'altra iniziativa è stata realizzata con il gruppo Unitalia e
comprende 4 moduli: uno sull'acqua, uno sulle foreste, un modulo tecnico
e un modulo tecnico-ambientale.
Tutte le iniziative ed i progetti, e nella cartellina che vi è
stata consegnata all'entrata, ce ne sono degli altri che vi invito ad
approfondire, magari insieme a noi, devono comunque essere finalizzate
a sensibilizzare i cittadini e a coinvolgerli di più sulle tematiche
ambientali e a tale scopo sarebbe necessaria una campagna di informazione
anche sulle nostre attività.
E' necessario puntare soprattutto sulle scuole, perché l'educazione
ambientale dovrà essere alla base della formazione dei giovani.
Pertanto attraverso le nostre sedi ci stiamo attivando per organizzare
corsi di formazione, master per migliorare le conoscenze scientifiche
attraverso la ricerca.
La coscienza ambientale degli italiani negli ultimi anni è notevolmente
aumentata, grazie anche all'azione delle associazioni ambientaliste.
Ma insieme alle belle idee e ai propositi, occorre, cari amici, e credo
questo sia il momento giusto per dirlo, un rapido cambiamento di rotta
da parte del Ministero dell'Ambiente nei confronti delle associazioni
ambientaliste che non sono allineate alla sinistra.
Noi comunque andremo avanti così come siamo, con la nostra forza,
perché siamo tanti, siete tanti, perché stiamo crescendo,
ma soprattutto perché e voglio dirlo con uno slogan che, vi prego
di non rimproverarmi se avete sentito da qualche altra parte, ma mi piace
e piacerà anche a voi perché noi siamo il futuro, voi siete
il futuro.
"We are the future" - "You
are the future"
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