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5
giugno 2003- Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
"Il futuro delle politiche
ambientali in Italia e in Europa"

INTERVENTO del

Sen. Giuseppe
Specchia
Relatore Legge di delega al Governo
in materia ambientale
Sarò certamente più breve del Presidente Armani, che giustamente
doveva togliersi i sassolini, ed anche io condivido le cose che ha detto.
Intanto vi saluto e chiedo scusa per essere arrivato in ritardo, ma avevamo
la votazione sul lodo Maccanico al Senato.
Do atto con piacere al Presidente Torchia di aver organizzato un bel convegno,
quanto mai di attualità, perchè credo che certamente in
Italia, in Europa e nel mondo si stia molto discutendo, si stia molto
operando sui problemi ambientali. Certo si può fare ancora di più
per capire dove si deve andare nel futuro, quali devono essere le politiche
ambientali.
Ma il tema del convegno si riferisce all'Italia e all'Europa perchè
è indubbio che quando parliamo di politica ambientale in Italia
non possiamo prescindere dalla politica ambientale in Europa. Voi sapete
che oggi, ma domani ancora di più, non solo per l'ambiente ma anche
per altre materie si deve far riferimento a regolamenti, a normative europee.
Tanto per cominciare a fare una sottolineatura, proprio nel recepimento
di normative europee per quanto riguarda l'ambiente, questo governo ha
ereditato una situazione negativa proprio perché una serie di normative
europee anche importanti non erano state recepite. Quindi eravamo in ritardo,
c'erano procedure di infrazione e così via. Quando si dice politica
ambientale certamente si indicano gli obiettivi, si parla di principi
che si vogliono sostenere.
Io non ripeterò le cose che avete ascoltato sia nella egregia relazione
del Dottor Torchia sia da parte del professor Armani. Parlerò più
degli strumenti, perché i principi, gli obiettivi che si vogliono
raggiungere, ovviamente poi hanno bisogno di strumenti attuativi. Il primo
strumento attuativo, quello più importante, per un Parlamento è
certamente la legislazione, quindi quando parliamo di politica ambientale
in Italia non possiamo prescindere dalla legislazione ambientale in Italia.
Questo lo dico anche per arrivare all'argomento del disegno di legge delega
in materia ambientale, partendo dalla situazione ereditata dall'attuale
governo. Una situazione pesante, non voglio fare polemiche politiche,
anche perchè questa è la sede certamente meno adatta, e
lo dice uno degli osservatori più attenti anche per l'appartenenza
alla Commissione ambiente del Senato oramai dal lontano 1987, cioè
sin da quando è stata istituita.
La situazione è certamente pesante con una serie di norme e di
leggi non sempre fatte in modo organico, che si sono sovrapposte l'una
all'altra, quindi una situazione abbastanza confusa, per cui poi anche
chi deve applicare queste norme si trova in molte difficoltà, parlo
degli operatori, parlo di tutti coloro che hanno a che fare con la normativa
ambientale. Lacune nella legislazione, e non lo dico certamente soltanto
io. E' un dato di fatto obiettivo, perchè io potrei ricordare a
me stesso e a tutti che, non adesso, ma nella passata legislatura e in
quella precedente, sono state fatte, da parte della Commissione Ambiente
del Senato e della omologa Commissione della Camera, diverse audizioni
ed indagini conoscitive che hanno riguardato il settore dei rifiuti, la
difesa del suolo, il dissesto idrogeologico, le acque, i parchi e l'inquinamento
atmosferico.
Nelle relazioni finali di queste indagini conoscitive, se noi le andiamo
a vedere, c'è scritto che, tra le altre cose da fare, vi era la
necessità di adeguare la normativa, andando anche verso la semplificazione.
Uno dei concetti importanti, che è a base della politica ambientale
dell'attuale maggioranza, è quello di semplificare, ma non per
far fare a ognuno quello che vuole. Semplificare da una parte e rafforzare
i controlli dall'altra. Noi abbiamo ereditato una situazione che invece
vedeva complicazioni burocratiche, tempi lunghi e mancanza di controlli.
Adesso bisogna fare esattamente il contrario. Dicevo che dalle indagini
conoscitive è venuta fuori questa esigenza, per esempio per quanto
riguarda il settore dei rifiuti, dove pure abbiamo una legge organica,
quella dell'ex Ministro Ronchi che porta il suo nome dal 1997. Una legge,
quindi, che non è molto datata, che è stata, ed io lo devo
dire per correttezza, uno sforzo apprezzabile di dare finalmente all'Italia
una legge organica sulla materia dei rifiuti, una materia difficile. Però,
noi lo dicemmo già allora, ed io fui uno di quelli che lo disse,
era una legge assolutamente carente, che tra l'altro comportava eccessivi
decreti attuativi, tant'è che oggi, a distanza di quasi sette anni,
ancora ne devono essere fatti diversi. Quindi pensate poi come le cose
possano funzionare. Ne mancano trentaquattro, dice l'egregio Prof. Togni,
che certamente queste cose le conosce molto bene.
Questo decreto legislativo Ronchi è stato poi successivamente modificato.
Abbiamo avuto il Ronchi bis, ter, quater e quant'altro con tutta una serie
quindi di norme nuove o modifiche di norme precedenti. Attualmente c'è
bisogno in quella materia di modifiche e di aggiunta di norme. Se andiamo
alla tematica della difesa del suolo e ai dissesti idrogeologici anche
qui certamente ci sono problemi gravi per la mancanza di interventi di
prevenzione, per la carenza di risorse finanziarie e per carenze gestionali
anche gravi. Ma vi sono anche esigenze, emerse proprio nelle indagini
conoscitive, di aggiornare e modificare la normativa. Questo riguarda
anche i parchi.
Il Presidente Armani ricordava che la Commissione Ambiente e Lavori Pubblici
alla Camera sta portando avanti un'indagine conoscitiva sui parchi. Noi
ne stiamo facendo un'altra e avevamo fatto precedenti indagini nella passata
e ancora nella precedente legislatura. Vi posso dire che a fronte di una
legge, che non è una cattiva legge, tant'è che viene richiamata
come principio di fondo nel disegno di legge delega, vi sono poi fatti
che sono intervenuti, situazioni che si sono modificate, nuove esigenze
e, soprattutto, un principio che adesso finalmente è molto condiviso
ed è quello del parco non come divieto, ma come strumento addirittura
di sviluppo oltre che di protezione ambientale e di conservazione. Per
questi motivi anche nel settore dei parchi bisogna porre mano a modifiche
legislative. Bisogna apprezzare il coraggio, e parlo di coraggio perché
è un'opera non facile, sarà un'opera non facile, il coraggio
del governo e del Ministro Matteoli in particolare o di chi lo affianca,
a cominciare dal professor Togni, di aver avuto l'idea di chiedere al
Parlamento una delega per modificare non tutta la normativa in materia
ambientale ma buona parte di essa. Quindi una delega per avere norme organiche
e testi unici e per migliorare, modificare, aggiornare ed integrare la
normativa.
Su tutto questo vi è stata una grande polemica da parte delle opposizioni,
delle Associazioni Ambientaliste e di alcuni organi di informazione, senza
neppure conoscere bene la materia e il disegno di legge. Tutti costoro
hanno sostanzialmente gridato "al lupo al lupo" sostenendo che
il governo e la maggioranza vogliono affossare l'ambiente, distruggerlo.
Io ho qui la copia del disegno di legge e sfido chiunque a trovare questa
volontà. Nel disegno di legge vi sono criteri, principi e principi
direttivi in via generale all'articolo 2 e principi e criteri direttivi,
diciamo più particolari, più speciali all'articolo 3 dove
si dice quello che si vuol fare con la delega, quello che si deve fare,
quello che il governo può e deve fare, e in questi principi e criteri
credo ci siano davvero obiettivi giusti, obiettivi ambiziosi.
Vi è davvero la volontà di fare finalmente una vera politica
ambientale in Italia, cioè quello che fino ad oggi non è
stato fatto perché siamo andati avanti con troppi tabù,
con troppi divieti, con troppi vincoli senza capire davvero che bisognava
invece integrare il giusto e sacrosanto principio della salvaguardia dell'ambiente
e della salute dell'uomo, con l'altro giusto e sacrosanto principio dello
sviluppo.
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