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5 giugno 2003- Ateneo Pontificio
Regina Apostolorum
"Il futuro delle politiche
ambientali in Italia e in Europa"

SALUTO AI CONVENUTI
Prof. Padre Paolo
Scarafoni
L.C. Rettore dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
IL RIFERIMENTO A DIO CREATORE
L'Illuminismo prima e l'idealismo poi
hanno portato lo spirito umano alla auto-esaltazione, con atteggiamento
fideistico di adesione a sé e affermazione di sé. Nella
conoscenza l'ultimo fondamento si trova nei principi stabiliti autonomamente
dalla ragione, e la scienza fonda se stessa; l'agire umano viene spiegato
come affermazione del proprio volere sulla base della esclusiva interpretazione
della libertà come esercizio del libero arbitrio. La storia viene
descritta come dialettica, ovvero come inevitabile scontro di interessi
di coscienze contrapposte fino alla prevalenza di una parte sull'altra.
Gli eventi storici sono considerati come "rappresentazione"
dell'Ideale fissato dallo spirito umano, cioè dell'Ideologia. La
scienza si è sempre di più messa al servizio della tecnica
intesa in senso egoistico, cioè dell'azione umana organizzata conveniente
e redditizia per i propri fini.
In questa drammatica e ridicola esaltazione dell'uomo di se stesso, che
ha caratterizzato il pensiero e la cultura di quasi due secoli, tutto
ciò che non è coscienza, ovvero la natura, il cosmo, viene
fortemente sottovalutato, o considerato come ambito che sfugge alla coscienza
e che deve essere sottoposto al suo dominio per essere manipolato. L'uomo
non si considera più parte del cosmo e di un ordine, ma considera
soltanto la sua coscienza e vuole essere lui a stabilire l'ordine; se
qualcosa non rientra nella coscienza di fatto non esiste.
Il così detto materialismo dialettico ha seguito questi principi
applicandoli al sociale e ha considerato l'interesse di un gruppo sociale
l'estrema ragione di tutto, assunta con atteggiamento fideistico come
ideale, come ideologia, da contrapporre a tutti coloro che non vi aderiscono.
La storia sarebbe lo sforzo di imporre questa ideologia.
I risultati di questa impostazione sbagliata sono ogni giorno più
evidenti ai nostri occhi, guardando la storia del secolo scorso: guerre
mondiali, stermini di massa in quantità inimmaginabili, dittature
e oppressioni mai viste prima; conseguenze sfavorevoli per la natura,
con disastri ecologici mai realizzati prima.
Molti cristiani e molti teologi si sono chiesti se Dio avesse abbandonato
l'uomo, e come mai avesse concesso tanto spazio alla libertà dell'azione
umana folle. Le risposte non sono facili.
Nella seconda metà del secolo scorso si è sviluppata una
reazione in senso contrario che ha posto la natura e il cosmo al centro
dell'attenzione e ha considerato il genere umano come il male e il nemico
da combattere, la disgrazia del cosmo intero. Da qui tutte le misure per
mettere limiti all'azione umana, e al propagarsi stesso della specie umana.
Non c'è alcun dubbio che un certo ridimensionamento dell'azione
umana, e un ricollocamento dell'uomo all'interno della natura e del cosmo
sono realmente auspicabili. Per tanti secoli l'uomo si trovava in una
posizione di fragilità rispetto alla natura. Oggi è ben
cosciente che la situazione si è ribaltata, cioè spesso
la natura si trova in posizione di fragilità rispetto all'uomo.
L'uomo capisce che ha una responsabilità nelle proprie azioni anche
nei confronti della natura e del cosmo.
Tuttavia la posizione che vede l'uomo come la maledizione del creato rimane
nello stesso schema mentale di stampo illuministico idealista che ha provocato
tanti danni. C'è una motivazione iniziale profonda anticristiana
e antireligiosa, che pretende di distaccarsi dalla dipendenza da Dio creatore
e ordinatore dell'universo. Mi sembra che tale "complesso di inferiorità"
non venga superato neanche nella visione di chi preferisce maledire l'uomo
invece di assoggettarlo a Dio.
Nella visione cristiana l'uomo è una creatura che fa parte del
cosmo, che è creato da Dio. Egli è la più bella delle
creature, perché è intelligente e libero, e può collaborare
con Dio nel suo disegno provvidente. L'azione umana è libera, ma
è l'azione di una creatura, e deve rispondere a un ordine creato
che va riconosciuto, apprezzato, promosso ed eseguito con responsabilità;
in alcune cose l'uomo è chiamato ad essere creativo, ma sempre
nell'ambito di un ordine che non può essere stabilito totalmente
da lui stesso, ma viene dato da Dio.
Nella visione cristiana la storia viene vista nel cosmo, non fuori dal
cosmo. Vediamo la vicenda di Cristo: per quanto vogliamo esaltarlo Egli
non è la "rappresentazione dell'Idea dello spirito" come
diceva Hegel. Egli si è incarnato in un uomo singolo, reale limitato
nello spazio e nel tempo, cioè come una creatura concreta in mezzo
a tante altre, e non ci ha insegnato a ribellarci a questo stato, ma a
gestirlo con responsabilità e impegno per il bene degli altri uomini,
e del mondo intero. La storia può essere l'ambito della pace e
non delle contrapposizioni, qualora si riesca a fare riferimento ad un
padre comune, creatore di tutti.
Nella visione cristiana tutto il creato ha una finalizzazione, un'escatologia.
La storia umana giunge al suo fine, ma anche tutta la creazione, la natura,
il cosmo, giungono al fine. Nel vangelo si parla di segni premonitori
provenienti dal cosmo (i segni del cielo) e i segni premonitori provenienti
dalle vicende umane nelle quali interviene Dio (i segni dei tempi). Il
cosmo intero aspetta la sua salvezza, la sua pienezza dalla storia, dall'azione
dell'uomo, nella quale però c'è l'azione di Dio.
Una visione dell'uomo che è creatura in un cosmo creato; un uomo
soggetto a Dio, che rinunzia ad essere padrone assoluto, ma che vuole
lavorare e collaborare con Dio con responsabilità e dedizione.
Bisogna introdurre di nuovo la visione della creazione, in cui Dio stabilisce
un ordine e l'uomo collabora con Lui. L'uomo attuale, del terzo millennio,
avrà il coraggio di collocarsi al secondo posto dopo Dio? Parlo
soprattutto dell'uomo europeo e americano, l'uomo "colto" che
decide le sorti del mondo. Tanti milioni di uomini semplici, tutto il
regno animale, le montagne, le acque dei fiumi e dei mari aspettano con
ansia questo passo di buon senso.
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