HOME

CHI SIAMO

DOVE SIAMO

ATTIVITA'

STATUTO

LA RIVISTA

CONTATTI
 
Consulta la Rivista on line

5 giugno 2003- Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

 

"Il futuro delle politiche
ambientali in Italia e in Europa"

AstrAmbiente - Torna alla Home Page


INTERVENTO DEL


Dott.
Folco Quilici
Commissario ICRAM

Buongiorno a tutti.
Mentre questa mattina raggiungevo la sede del Convegno da voi organizzato, , una rete radiofonica (che si è definita molto sensibile ai problemi dell'ambiente) mi ha posto domande, di quelle che si potrebbero risolvere solo in parte e in una conversazione di almeno 100 ore: " Qual'è la situazione dell'ambiente in Italia"?
Non avevo possibilità di rifiutare la domanda o pregare di riformulare il quesito. Ho quindi affrontato la risposta da molto lontano, perché nell'accento di chi mi poneva la domanda sentivo il desiderio di una risposta negativa. "Perché vanno così male le cose?"… Era questo il senso del quesito.
Ho cercato di spiegare quanto ripeto spesso, soprattutto nelle scuole; anche a ragazzi più piccoli, che però hanno talvolta più capacità dei grandi nell'interpretare un certo tipo di risposta. Un invito a non dimenticare che fino a cento anni fa con un passato che senza esagerare possiamo riferire a novemila o diecimila anni addietro, fino alla fine dell'ottocento, ai primi del novecento, la natura è stata accanita nemica dell'uomo. E l'uomo ha reagito a varie forme di aggressione con eguale violenza; doveva difendersi da esseri che lo aggredivano, doveva conquistare ambienti ostili, come proteggersi da epoche glaciali e da altre di grande siccità… Una lotta di generazioni e generazioni. Io ho recepita limitata prova di quanto sia vero che l'uomo di ieri combattè contro la natura, cercando di salvarsi dalla sua violenza, quando negli anni '70 trascorsi un lungo periodo di tempo tra gli indios dell'Amazzonia; ed ebbi prova della falsità di certi libri e articoli e film i cui autori insistevano sulla "istintiva sensibilità all'ambiente" dei popoli primitivi.
In Amazzonia ebbi invece occasione di vedere sino a che punto quel residuo di popolazione primitiva del nostro pianeta, tagliasse selvaggiamente la foresta intorno ai suoi villaggi per piantare qualche tubero con cui nutrirsi e come avvelenasse (con l'uso di radici che traeva dalla foresta) tratti di fiumi per catturare i pesci. Insomma, con quanto accanimento, l'uomo della foresta combattesse per sopravvivere all'ambiente ostile. Per il resto del mondo, ormai da oltre un secolo, per scoperte tecnologiche e per l'aumento della popolazione di questo pianeta, - nemica (spesso involontaria) alla natura -, la situazione si è velocemente ribaltata. Quindi , tornando all'intervento di questa mattina nel momento in cui quel signore al microfono della sua radio mi chiedeva con aria polemica "due parole (!) sulla situazione dell'ambiente in Italia", la mia risposta poteva riferirsi non solo al nostro paese, non solo all' Europa ma al mondo intero. Infatti si tratta per l'umanità, di affrontare oggi una inversione di tendenza di dimensioni ciclopiche. Come se un auto lanciata a duecento Km all'ora su un rettilineo di mille, debba in 50 centimetri frenare e innestare la marcia indietro. Esempio molto banale; ma è quello che quando parlo con i giovani fa più effetto. Questa frenata è in corso. Non ci siamo ribaltati, abbiamo sofferto dei contraccolpi, la frenata non è ancora tutt'altro che conclusa, l'inversione di tendenza è ancora lontana.Per concluderlo ci poniamo date come il 2020, 2050 che ci sembrano lontane, in realtà in termini di evoluzione sono molto vicine. Mi auguro che gli scienziati non sbaglino nelle loro previsioni. Prima di concludere vorrei citare esempi rassicuranti dei quali sono testimone. Solamente 30 anni fa, quando realizzai un film che intitolai "Il Dio sotto la pelle" sui problemi ecologici del pianeta, nessuno lo volle vedere, stette solo uno o due giorni in un paio di cinema. Era un film rifiutato. Sembrava esagerato, falsamente catastrofista. Oggi è diverso. Oggi i giovani la vedrebbero con interesse forse con entusiasmo. Perché "dicevo la verità" sui problemi ecologici del mondo; e perché oggi un imponente movimento di opinione pubblica, sul tema dell'ambiente si sta muovendo allarmato. Nei più giovani ( questo mi sembra un dato molto positivo) il problema ambientale sta diventando l'argomento base delle loro preoccupazioni. Ma oltre a sperare che in futuro proprio le nuove generazioni trovino soluzioni ai problemi più gravi , cerchiamo di vedere "il lato positivo " di certi dati che ci dovrebbero sorprendere. Per esempio, il verde. Il verde in Italia è aumentato negli ultimi venti anni del 10% sia per merito della difesa organizzata da enti, sia per merito della natura stessa che ha conquistato zone abbandonate dall'agricoltura di alta montagna, non più redditizia. Per citare i problemi del mare, accenno brevemente all' ICRAM, Istituto del quale da febbraio ho diretta responsabilità assieme alle esperte e combattive persone che vi operano; più di 180 giovani, (ampliando l'età della gioventù sino a cinquanta ed oltre!) che per l'ICRAM si impegnano con coraggio e competenza. Mio intendimento è portare questo Istituto a un aumento del "quoziente di stimolo" che consenta di fare conoscere all'opinione pubblica quello che sta compiendo. Voglio citare due punti. Importanti e non solo a mio avviso: Il primo l'allargamento dell'ICRAM, con l'apertura di sedi lungo le coste italiane. Sedi periferiche ma centrali rispetto al mare, che apriremo in Liguria, in Toscana, nel Lazio, in Puglia, in Calabria e in Sardegna. Questo significherà allargare la nostra ricerca dai laboratori al mare, ( intendiamoci gli scienziati dell'ICRAM vanno già sul campo con la nostra nave di ricerca, ma con le nuove sedi si potrà operare sul campo con maggiore intensità). L'altro evento interessante da segnalare è un "fondo straordinario" che il Ministero ha stanziato nel 2003 per potenziare nuove ricerche, per stimolare i giovani nostri ricercatori.Tutti gli Istituti a lungo andare hanno una tendenza a fossilizzarsi su alcuni temi, certo importanti; ma ce ne sono a volte anche altri, impellenti. Il Ministro dell'Ambiente, per l'ICRAM ha voluto stanziare (-oltre a quanto è "ordinario-) una cifra considerevole, (un milione e mezzo di euro ) per affrontare progetti nuovi, diversi da quelli già in corso.Il risultato è stato più che sufficiente. Inoltre pongo due nuove sfide, per l'ICRAM. Innanzitutto un azione sui Parchi Marini. Essi sono in quasi totalità di recentissima costituzione. E' stato un atto doveroso, direi necessario proteggere le coste, le zone preziose del nostro mare; ma si operò troppo precipitosamente. Le ambizioni risposte nelle "oasi blu" in realtà sono rimaste in gran parte sulla carta. E questo perché i Parchi marini per esistere hanno bisogno di essere "utilizzati". Permettendo non solo a studiosi e specialisti di compiere in quelle acque gli studi che intendono portare avanti, ma poiché si tratta di un patrimonio straordinario del nostro paese, occorre consentire a tutti i cittadini il "diritto di conoscere". Come accade in Francia, in Spagna, in Grecia, in Tunisia. La nostra non deve essere -per i Parchi Marini- solo una "politica del no". Dobbiamo creare presupposti perché la severa difesa di queste bellezze si saldi alle possibilità che esse possano essere conosciute da tutti coloro che accettano di sottostare a regole severe. Inoltre, per "far funzionare" le aree protette occorre rimuovere una certa ostilità delle locali autorità,e di cittadini riottosi alle regole. Problema grave da risolvere operando sull'opinione delle popolazioni locali, far capire come si possa "utilizzare" un Parco facendo si che esso, oltre a preziose oasi di studio diventino un occasione economica. Così avviene in tanti luoghi del mondo, dove un Parco non è una punizione. Questo consentirà di offrire possibilità di lavoro ai giovani che vivono nei centri vicini alla aree protette. Occorre quindi creare "scuole di formazione". Così come esiste il Corpo Forestale dello Stato, i Carabinieri, o la Guardia di Finanza,è urgente creare un esercito di giovani che curino la tutela del mare, al di fuori di quelli che possono essere gli i interessi locali, (che, ripeto, sono abbastanza ciechi).Occorre fornire a chi arriva alle porte di un'area protetta, informazioni, sotto forma di invito alla visita del Parco stesso. Occorre quindi organizzare un programma di formazione, a lunga scadenza ma urgente. Altro compito che mi propongo all'ICRAM è far conoscere il nostro Istituto all'opinione pubblica, non così superficialmente come ora. Affronteremo quindi una vasta campagna di divulgazione. Anche in quell'ambiente importantissimo che sono le scuole. Io penso che quando si rende noto all'opinione pubblica che si sta operando positivamente in una certa direzione "qualcosa" entra lentamente nel tessuto collettivo di un paese. La sensazione che ci si sta impegnando per salvare il nostro mare porterà tutti ad avere una maggiore coscienza ecologica. Solo se questa coscienza prenderà piede, quella frenata, quella inversione di tendenza alla quale poco sopra mi riferivo, diventerà una coscienza generale globale. Nella sua microscopica importanza rispetto alle enormità dei problemi che i mari e gli oceani propongono, l'ICRAM si impegna a portare il suo apporto. Non solo nelle importanti ricerche che sta compiendo e compirà, ma anche in una sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

Torna su


Vai alla Home Page
Chi č ASTRAmbiente
Consultazione on-line
Le sedi di ASTRAmbiente
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio
Le nostre attivitā
Lo statuto di ASTRAmbiente
Ministero dell'Ambiente
Ambiente Italia - La nostra rivista
Il sito della SSIT
Come contattarci
Scarica il Modulo di Iscrizione
Scuola Superiore Interpreti
Il sito regionale di Astrambiente in Basilicata
ASTRAmbiente
in Basilicata